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Forme di edilizia sociale e social housing

All’interno dell’edilizia sociale in linea di massima si individuano tre distinte tipologie: l’edilizia sovvenzionata, agevolata e convenzionata.

L’edilizia sovvenzionata (anche Edilizia Residenziale Pubblica – ERP) ovvero realizzata in via diretta dallo Stato e dalle Regioni attraverso i comuni o le aziende pubbliche per la casa con mezzi finanziari esclusivamente o prevalentemente pubblici e che è finalizzata essenzialmente alla locazione a canone contenuto per i ceti meno abbienti.

L’edilizia agevolata ovvero realizzata da privati (promotori immobiliari o cooperative edilizie) con il concorso di finanziamenti pubblici (mutui a tasso minimo/agevolati o, anche, indicizzati), destinata a fornire alloggi in locazione o in proprietà a categorie sociali a reddito medio/basso. Anche gli operatori pubblici (ex IACP, ALER) possono concorrere con i privati per ottenere i finanziamenti regionali.

L’edilizia convenzionata che verte essenzialmente sul diritto di superficie ed è realizzata direttamente dai privati con copertura dei costi a carico degli stessi. Essa è sorretta da apposita convenzione tra soggetto beneficiario dell’area ed il Comune relativamente alle modalità di utilizzazione della medesima e prevede la concessione ai privati delle aree a costo contenuto e agevolazioni sugli oneri di concessione.

A queste categorie si è aggiunta, con il cosiddetto “Piano Casa” (D.L. 25 giugno 2008, n. 112), l’edilizia sociale a canone moderato, detta anche “housing sociale”, realizzata con il concorso di promotori privati, con contributi pubblici parziali e/o in natura (premialità urbanistiche e/o aree gratuite), sviluppata attraverso interventi integrati sia sul piano dell’utenza, volti in particolare al mix sociale, sia sul piano delle destinazioni. Lo strumento finanziario principale utilizzato, oltre al normale accesso al credito, sono i fondi immobiliari con partecipazione dello Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Obiettivo di questo nuovo tipo di intervento è l’aumento dello stock in affitto per rispondere alla domanda del ceto medio che non riesce più ad accedere al mercato, a causa della crisi economica e dell’eccessiva contrazione dell’offerta.